"Mah ! E non sarà un libro uguale agli altri che hai sulla Stratos ?"
Mai far vedere il contenuto di un agognato pacco alla moglie, sopratutto se incidentalmente arriva il giorno di San Valentino, giorno in cui qualcuno (il servizio postale) in via del tutto fortuita, ha deciso di regalarvi un momento esclusivo: lasciare a voi ed alla vostra incompresa passione 5 minuti di solitudine davanti ad un plico, pregustando il "dopo". Che poi se permettete, sarebbe pari e patta, qualcuno se lo sarebbe pure meritato. Ore e ore di festival sanremese per la sua passione giovanile per Baglioni, necessitano assolutamente un ribilanciamento.
Siparietto a parte, i 3 chili e 50 gr. del volume quì davanti sottolineano un peso quali-quantitativo di assoluta grandezza. Cominciare a leggere le introduzioni degli autori (Gianni Tonti ed Emanuele Sanfront) e vedere confermato quanto già si sapeva, ovvero la matrice squisitamente "Lancia-made in Borgo San Paolo" della Stratos, dà sempre un brivido particolare. Rileggere insieme a Gianni Tonti ed ovviamente Cesare Fiorio, i nomi di altri "UominiLancia" come gli Ingg. Francesco De Virgilio e Francesco Faleo capo progettisti della versione stradale, e già sui tecnigrafi 20 anni prima con Gianni Lancia e le sue Sport D, è una smentita per tutti coloro che cercano di minimizzare peso ed apporto tecnologico/sportivo/stilistico della Lancia in epoca Fiat.
Non è così. La Stratos ha fatto "ammalare" di lancismo anche figure apicali poste al comando della Società di Borgo San Paolo dopo l'acquisizione di Fiat. Primo fra tutti il suo Direttore Generale, Ing. Pier Ugo Gobbato - già uomo Ferrari/Fiat - ed il Direttore Tecnico Ing. Sergio Camuffo anch'esso di provenienza Fiat. Ambedue hanno sposato e sorretto, anche con difficoltà, l'intuizione del Reparto Corse Lancia, a cui dobbiamo il titolo di questa che si preannuncia una coinvolgente, esclusiva e preziosa lettura.
Dimenticavamo. I 5 inaspettati e graditi autografi posti in epigrafe, quelli di Gianni Tonti, Emanuele Sanfront, Sergio Martinetto, Luigino Podda ed Ariella Mannucci rappresentano, in senso figurato ma strettamente in ordine, la testa, le braccia ed il cuore quindi il coraggio, della "béte à gagner" quale era la Stratos.
Sappiano i più giovani che è ancora quella irraggiungibile, bellissima e vincente auto da Rally della quale, a distanza di 50 anni dalla sua genesi, porta i suoi creatori a scrivere di lei con una passione ed un coinvolgimento difficilmente riscontrabile per altre vetture e case costruttrici in generale.
Ecco, questo non altri, é l'appeal di Lancia che si vuole tramandare. E non è affatto un caso che proprio pochi giorni fà Manifattura Automobili Torino ha annunciato la New Stratos, ancorchè sganciata da FCA. Perchè solo i miti lasciano un segno del loro passaggio.
Yo también creo que ha dado la vuelta a la gráfica y que resulta aún más atrctivo hoy.
Realmente es uno de los últimos clásicos de la tracción trasera.