Proyecto 13-61, Tipo 103 y Proyecto 901

Doctor Hackenbush

"No te tomes tan en serio. Nadie más lo hace"
Alfista
Alfista Colaborador
9 Feb 2009
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[size=14pt]"Progetto 13-61"


Negli anni 50' in Italia, i veicoli economici divennero molto popolari e richiesti. Per non perdere una fetta di mercato in continua espansione. L'Alfa Romeo, pianificò la costruzione di un veicolo di piccola cilindrata. Era il "Progetto 13-61" con cui l’ingegnere Giuseppe Busso, fu incaricato di ideare un motore bicilindrico in linea raffreddato ad acqua di 750 cc, in realtà non era altro che la metà di quello della Giulietta, che all'epoca, era ancora in fase di sviluppo. Il motore fu disposto trasversalmente con i freni a disco anteriori, dopo qualche tempo, a causa dei costi ritenuti eccessivi, il progetto si interruppe e non fu mai effettivamente realizzato.

"Tipo 103"

Il secondo tentativo fu la "Tipo 103" con l'intento di pianificare una vettura di segmento inferiore alla Giulietta. Nel 1960 il primo prototipo venne completato. Aveva un motore trasversale di 1000 cc a quattro cilindri in linea con il classico schema Alfa Romeo bialbero a camme in testa. L’auto era equipaggiata con un cambio a quattro marce. Con 52 CV a 5500 giri/min era in grado di raggiungere la velocità di 130 km/h. Secondo Luigi Fusi, (grande cronista conoscitore dell’Alfa), furono costruiti tre motori. Il corpo vettura a quattro porte anticipò le linee della Giulia, in favore della quale il progetto fu sospeso. Il prototipo di colore blu e i numerosi disegni (anche sugli studi aerodinamici) sono adesso ospitati nel museo storico di Arese, in Italia. Guardando la Renault 8 si può notare una somiglianza con la Tipo 103. La spiegazione sta anche nel fatto che all’epoca della Tipo 103, Alfa Romeo e Renault cooperavano. L’Alfa, infatti, costruiva le Dauphine e le R4 destinate al mercato italiano.

Il "Progetto 901"

La "Tipo 13-61" e la "Tipo 103" furono, però, destinate all’oblìo a causa di un tacito accordo tra Fiat e Alfa Romeo con il quale l’Alfa si impegnava a non costruire automobili di segmento inferiore a quello di Giulietta e Giulia, e la Fiat, d’altra parte, prometteva di non cimentarsi nella costruzione di auto sportive o berline dalle elevate prestazioni, insomma fiat attraverso certe pressioni politiche impedì ad alfa di entrare in questo segmento di mercato.
Sette anni più tardi nel 1967, l’ingegner Giuseppe Luraghi decise ugualmente di costruire una piccola Alfa Romeo, intravedendo la possibilità di realizzare grandi volumi di vendita. Le cose procedettero in maniera molto rapida. Egli convinse il governo italiano a fornire un supporto economico, il quale accettò a condizione di costruire la nuova vettura nel sud del Paese, per consentire di arginare l’emigrazione di giovani che, non vedendo davanti a sé stessi alcuna prospettiva concreta di futuro, si spostavano massicciamente verso il più ricco e industrializzato Nord Italia. La nuova automobile, pertanto, non sarebbe stata costruita né a Milano né nelle aree circostanti. L’Alfa Romeo optò velocemente per lo stabilimento "Alfa Romeo Avio di Pomigliano d’Arco", vicino a Napoli, stabilimento che sin dal 1930 era adibito alle produzione e revisione di motori Avio-Alfa Romeo.
Su questa vecchia area di proprietà dell’Alfa iniziò la costruzione di un nuovo insediamento industriale per dar vita al progetto denominato Alfasud. La pista di atterraggio dell’Alfa Romeo Avio fu sostituita da una pista di collaudo per veicoli.
240 ettari e circa 300 miliardi di lire, furono messi a disposizione dell’Alfa Romeo. Altri 60 miliardi di lire furono erogati per lo sviluppo della vettura. Il 6% fu reso immediatamente disponibile dal governo, un successivo 44% arrivò poco più tardi. Gli eventi si svilupparono rapidamente. L’Alfa Romeo si ritrovò a dover selezionare 15.000 operai per la nuova fabbrica a fronte di 130.000 richieste di assunzione.
Alla fine del 1967 è costituita per l'occasione la società "Alfasud" con un gruppo di 27 progettisti, si trattava di persone, quasi tutte italiane, molto esperte in personale, organizzazione, tecnologie, impiantistica e amministrazione. (in parte reclutati dalla Simca all'epoca di proprietà della Fiat) capeggiati dall'ingegner Rudolf Hruska, ingegnere austriaco già conosciuto in Alfa Romeo per aver, negli anni ’50, curato e rivisto il ciclo di produzione dell'Alfa Romeo nel delicato passaggio da costruttore pseudo artigianale a costruttore di serie (1900 e Giulietta, anni '50). Nel 1959 dopo aver svolto un impareggiabile lavoro, a causa di alcuni dissapori con la dirigenza di FINMECCANICA lasciò l'Alfa Romeo, trovandosi una nuova occupazione in Francia con la SIMCA, dove contribuì allo sviluppo della "Simca 1000". In un secondo momento lavorò per la FIAT contribuendo allo sviluppo della Fiat 124-128.[/size]
 
Alfa Romeo Tipo 103 (1959)

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hacelera dijo:
Interesantísimo. No conocía la historia de los Vehicoli Industriali Alfa Romeo - Saviem ni del Alfa 4L. Al hilo de esto me he estado informando y he encontrado esta web donde se cuenta algo no menos interesante:
http://alfasud.alfisti.net/ase.htm

Al parecer Alfa Romeo, que estaba inmersa por aquel entonces en el desarrollo de un coche pequeño con motor transversal para posicionarse por debajo del Giulietta, el Tipo 103, llegó a un acuerdo con Renault para construir en Italia los 4L y Dauphine, por lo que abandonó el proyecto propio. Una pena, hubiera montado un bialbero de 1.000 cc. con 52cv del que se llegaron a fabricar 3 unidades, según Fusi. El estilo del Tipo 103 anticipaba las líneas del Giulia... y recuerda también a la berlina que poco más tarde lanzó su socio: el R8.


Efectivamente Hacelera. :)

El Tipo 103 fue un curioso vehículo que se hubiese convertido en el primer tracción delantera de la marca.
Y con un diseño revolucionario para su época.



• 1954 Prototipo Alfa Romeo Tipo 103 en el Museo Storico de Arese.

1954tipo103.jpg


1954tipo1032.jpg

Fotos: Deepboy

Si usas el buscador encontrarás que ya hemos hablado largo y tendido de los AR Dauphine y del AR 4L, pero comprobaré el enlace que propones pues hace tiempo que pensaba sacarlos a un tema propio con el resto de 'Bajo licencia'.

Gracias ;)

Salud 8)
 
[size=14pt]Tipo 103, Fiat e Alfasud - Parte UNO

Da questo "prototipo 103" del '59 verranno riprese le linee guida estetiche per la futura giulia, prima vettura di Arese e "ultima" del Portello, che verrà poi introdotta nel '62.

Ma un altro motivo per questo prototipo era quello di immettere in Alfa una vettura meno performante, di segmento basso e a trazione anteriore, luraghi tentò di fare questo in quegli anni, ma gli fu impedito dalla cara fiat in tutti i modi, e per vie traverse. Se ne riparlerà solo dopo oltre 10 anni con l'alfasud che in ogni caso non montava certo il blocco motore/cambio trasversale, ma bensì un blocco motore/cambio longitudinale, sarebbe infatti nato il "boxer alfa romeo", probabilmente il massimo che si può avere per un'auto a trazione anteriore e sicuramente, non solo anteriore.

Comunque quest'auto rappresenta e ricorda uno dei primi tentativi di fiat di mettere i bastoni tra le ruote ad alfa ed in un mercato libero questo è inaccettabile e le conseguenze sono state amarissime per la casa di Arese.


Tipo 103, Fiat e Alfasud - Parte DUE

Quindi questo prototipo "tipo 103" non vide subito la luce se non nelle forme della Giulia, l'alfa a trazione anteriore non s'aveva da fare! Questo finchè non si arrivò al picco dei successi alfa, il periodo che è noto come "gli anni d'oro" dell'Alfa e di Arese, periodo che cominciò con il debutto della 1900 nel '50 (Portello), con la Giulietta nel '54 (Portello - La fidanzata d'italia ovvero "desiderata da tutti") e con la Giulia nel '62 (Portello/Arese) la quale spopolò al punto di guadagnararsi il titolo di "regina", toccando in tutte le sue varianti (Berlina/Coupè/Spider) circa 1.000.000 di esemplari prodotti.

E qui che ci si ricollega all'alfasud, a questo punto a metà anni '60 nulla più ("la cara fiat") poteva impedire l'ascesa dell'alfa sul segmento inferiore e di li a poco arrivò l'alfasud, anche per dare un senso allo stabilimento di pomigliano che prese il nome famoso, omonimo della vettura, commercializzata nel '72, dopo oltre 10 anni quindi rispetto al momento in cui l'idea era partita con il prototipo 103, Alfasud che vendette al pari della Giulia anch'essa tantissimo, stesso numero: circa 1.000.000 di pezzi.

Ma forse fu un errore scendere di segmento? Certo è che poi dalla sud si passò all'arna ('83, Pratola Serra - AV - Nato su pressioni sindacali e politiche) che diede un colpo troppo forte alle finanze della casa di Arese, mentre invece si sarebbe dovuto re-investire sui segmenti alti e su arese piuttosto che in quelli bassi, si sarebbe dovuto potenziare il mercato estero e non preoccuparsi di quello nostrano e sono di quegli anni i tentativi di case estere di mettere le mani su "certi gioielli italiani"...

Purtroppo questi sono anche gli anni dell'autunno caldo del '68, Arese prima e Pomigliano poi divennero gestibili a fatica a causa delle tensioni sindacali di quegli anni e fu così che gli anni d'oro cominciarono a diventare d'argento e dopo pochi anni di bronzo.

Ma quindi cosa sarebbe successo se questo debutto fosse avvenuto 4/8 anni prima? Ovvero non troppo tempo dopo che nacque l'idea nel 59? Presumibilmente se la "cara fiat" non si fosse allora opposta, l'alfa avrebbe avuto un doppio successo, sul segmento alto come sappiamo che avvenne e su quello basso, come avvenne solo poi con la sud durante gli anni '70 e lungo tutta la sua vita commerciale, con tutti i problemi poi e gravi anche che ebbe lo stabilimento alfasud "non proprio gestito da manager, ma piuttosto da politici e sappiamo bene quanto sono bravi loro", comunque si sarebbe di certo allontanato ogni pericolo di problemi finanziari che poi portaroro l'alfa in mano fiat, dopo che nel '73 venne cacciato luraghi e da li in poi è stata una gestione del marchio molto imperniata sul mediare tra bilanci-politica-sindacalisti, il risultato? Una serie di promesse mai mantenute dalla dirigenza post luraghi che portò alfa al fallimento, nel frattempo la scomparsa di satta è del '74, non fu proprio un fallimento casuale, come casuale non è la situazione attuale del nostro paese goveranto in modo "non proprio esemplare" in questi ultimi 20 anni. E da questo fallimento che scaturì il regalo alla cara fiat, che nulla ha fatto per valorizzare il marchio se non vetture che si possono definire quasi "minestre riscaldate" che derivano solo dal patrimonio tecnico alfa, ovvero le ultime versioni di 33,75 e quindi le sportivissime Sz/Rz, che la sola ed unica vera ultima alfa, cosa che spesso si dimentica.

La domanda rimane, cosa avrebbe fatto l'alfa se l'alfasud fosse arrivata, come era intenzione di luraghi, nel corso degli anni '60? Non è difficile immaginare che sarebbe sicuramente stato un bel vedere e alfa non sarebbe certo finita a torino circa 10 anni dopo ('86 "rilevata" da fiat), anche perchè molti posti di lavoro sarebbero nati, senza dover aspettare il '72 e questo avrebbe anche potuto "calmare" le agitazioni sindacali del '68.

ANCHE PER QUESTO QUINDI, NON DIMENTICHIAMOLO, UN DOVUTO GRAZIE ALLA "CARA FIAT".


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Salud 8)