¿Algún voluntario para traducirlo? 
[size=14pt]"Progetto 13-61"
Negli anni 50' in Italia, i veicoli economici divennero molto popolari e richiesti. Per non perdere una fetta di mercato in continua espansione. L'Alfa Romeo, pianificò la costruzione di un veicolo di piccola cilindrata. Era il "Progetto 13-61" con cui l’ingegnere Giuseppe Busso, fu incaricato di ideare un motore bicilindrico in linea raffreddato ad acqua di 750 cc, in realtà non era altro che la metà di quello della Giulietta, che all'epoca, era ancora in fase di sviluppo. Il motore fu disposto trasversalmente con i freni a disco anteriori, dopo qualche tempo, a causa dei costi ritenuti eccessivi, il progetto si interruppe e non fu mai effettivamente realizzato.
"Tipo 103"
Il secondo tentativo fu la "Tipo 103" con l'intento di pianificare una vettura di segmento inferiore alla Giulietta. Nel 1960 il primo prototipo venne completato. Aveva un motore trasversale di 1000 cc a quattro cilindri in linea con il classico schema Alfa Romeo bialbero a camme in testa. L’auto era equipaggiata con un cambio a quattro marce. Con 52 CV a 5500 giri/min era in grado di raggiungere la velocità di 130 km/h. Secondo Luigi Fusi, (grande cronista conoscitore dell’Alfa), furono costruiti tre motori. Il corpo vettura a quattro porte anticipò le linee della Giulia, in favore della quale il progetto fu sospeso. Il prototipo di colore blu e i numerosi disegni (anche sugli studi aerodinamici) sono adesso ospitati nel museo storico di Arese, in Italia. Guardando la Renault 8 si può notare una somiglianza con la Tipo 103. La spiegazione sta anche nel fatto che all’epoca della Tipo 103, Alfa Romeo e Renault cooperavano. L’Alfa, infatti, costruiva le Dauphine e le R4 destinate al mercato italiano.
Il "Progetto 901"
La "Tipo 13-61" e la "Tipo 103" furono, però, destinate all’oblìo a causa di un tacito accordo tra Fiat e Alfa Romeo con il quale l’Alfa si impegnava a non costruire automobili di segmento inferiore a quello di Giulietta e Giulia, e la Fiat, d’altra parte, prometteva di non cimentarsi nella costruzione di auto sportive o berline dalle elevate prestazioni, insomma fiat attraverso certe pressioni politiche impedì ad alfa di entrare in questo segmento di mercato.
Sette anni più tardi nel 1967, l’ingegner Giuseppe Luraghi decise ugualmente di costruire una piccola Alfa Romeo, intravedendo la possibilità di realizzare grandi volumi di vendita. Le cose procedettero in maniera molto rapida. Egli convinse il governo italiano a fornire un supporto economico, il quale accettò a condizione di costruire la nuova vettura nel sud del Paese, per consentire di arginare l’emigrazione di giovani che, non vedendo davanti a sé stessi alcuna prospettiva concreta di futuro, si spostavano massicciamente verso il più ricco e industrializzato Nord Italia. La nuova automobile, pertanto, non sarebbe stata costruita né a Milano né nelle aree circostanti. L’Alfa Romeo optò velocemente per lo stabilimento "Alfa Romeo Avio di Pomigliano d’Arco", vicino a Napoli, stabilimento che sin dal 1930 era adibito alle produzione e revisione di motori Avio-Alfa Romeo.
Su questa vecchia area di proprietà dell’Alfa iniziò la costruzione di un nuovo insediamento industriale per dar vita al progetto denominato Alfasud. La pista di atterraggio dell’Alfa Romeo Avio fu sostituita da una pista di collaudo per veicoli.
240 ettari e circa 300 miliardi di lire, furono messi a disposizione dell’Alfa Romeo. Altri 60 miliardi di lire furono erogati per lo sviluppo della vettura. Il 6% fu reso immediatamente disponibile dal governo, un successivo 44% arrivò poco più tardi. Gli eventi si svilupparono rapidamente. L’Alfa Romeo si ritrovò a dover selezionare 15.000 operai per la nuova fabbrica a fronte di 130.000 richieste di assunzione.
Alla fine del 1967 è costituita per l'occasione la società "Alfasud" con un gruppo di 27 progettisti, si trattava di persone, quasi tutte italiane, molto esperte in personale, organizzazione, tecnologie, impiantistica e amministrazione. (in parte reclutati dalla Simca all'epoca di proprietà della Fiat) capeggiati dall'ingegner Rudolf Hruska, ingegnere austriaco già conosciuto in Alfa Romeo per aver, negli anni ’50, curato e rivisto il ciclo di produzione dell'Alfa Romeo nel delicato passaggio da costruttore pseudo artigianale a costruttore di serie (1900 e Giulietta, anni '50). Nel 1959 dopo aver svolto un impareggiabile lavoro, a causa di alcuni dissapori con la dirigenza di FINMECCANICA lasciò l'Alfa Romeo, trovandosi una nuova occupazione in Francia con la SIMCA, dove contribuì allo sviluppo della "Simca 1000". In un secondo momento lavorò per la FIAT contribuendo allo sviluppo della Fiat 124-128.[/size]
[size=14pt]"Progetto 13-61"
Negli anni 50' in Italia, i veicoli economici divennero molto popolari e richiesti. Per non perdere una fetta di mercato in continua espansione. L'Alfa Romeo, pianificò la costruzione di un veicolo di piccola cilindrata. Era il "Progetto 13-61" con cui l’ingegnere Giuseppe Busso, fu incaricato di ideare un motore bicilindrico in linea raffreddato ad acqua di 750 cc, in realtà non era altro che la metà di quello della Giulietta, che all'epoca, era ancora in fase di sviluppo. Il motore fu disposto trasversalmente con i freni a disco anteriori, dopo qualche tempo, a causa dei costi ritenuti eccessivi, il progetto si interruppe e non fu mai effettivamente realizzato.
"Tipo 103"
Il secondo tentativo fu la "Tipo 103" con l'intento di pianificare una vettura di segmento inferiore alla Giulietta. Nel 1960 il primo prototipo venne completato. Aveva un motore trasversale di 1000 cc a quattro cilindri in linea con il classico schema Alfa Romeo bialbero a camme in testa. L’auto era equipaggiata con un cambio a quattro marce. Con 52 CV a 5500 giri/min era in grado di raggiungere la velocità di 130 km/h. Secondo Luigi Fusi, (grande cronista conoscitore dell’Alfa), furono costruiti tre motori. Il corpo vettura a quattro porte anticipò le linee della Giulia, in favore della quale il progetto fu sospeso. Il prototipo di colore blu e i numerosi disegni (anche sugli studi aerodinamici) sono adesso ospitati nel museo storico di Arese, in Italia. Guardando la Renault 8 si può notare una somiglianza con la Tipo 103. La spiegazione sta anche nel fatto che all’epoca della Tipo 103, Alfa Romeo e Renault cooperavano. L’Alfa, infatti, costruiva le Dauphine e le R4 destinate al mercato italiano.
Il "Progetto 901"
La "Tipo 13-61" e la "Tipo 103" furono, però, destinate all’oblìo a causa di un tacito accordo tra Fiat e Alfa Romeo con il quale l’Alfa si impegnava a non costruire automobili di segmento inferiore a quello di Giulietta e Giulia, e la Fiat, d’altra parte, prometteva di non cimentarsi nella costruzione di auto sportive o berline dalle elevate prestazioni, insomma fiat attraverso certe pressioni politiche impedì ad alfa di entrare in questo segmento di mercato.
Sette anni più tardi nel 1967, l’ingegner Giuseppe Luraghi decise ugualmente di costruire una piccola Alfa Romeo, intravedendo la possibilità di realizzare grandi volumi di vendita. Le cose procedettero in maniera molto rapida. Egli convinse il governo italiano a fornire un supporto economico, il quale accettò a condizione di costruire la nuova vettura nel sud del Paese, per consentire di arginare l’emigrazione di giovani che, non vedendo davanti a sé stessi alcuna prospettiva concreta di futuro, si spostavano massicciamente verso il più ricco e industrializzato Nord Italia. La nuova automobile, pertanto, non sarebbe stata costruita né a Milano né nelle aree circostanti. L’Alfa Romeo optò velocemente per lo stabilimento "Alfa Romeo Avio di Pomigliano d’Arco", vicino a Napoli, stabilimento che sin dal 1930 era adibito alle produzione e revisione di motori Avio-Alfa Romeo.
Su questa vecchia area di proprietà dell’Alfa iniziò la costruzione di un nuovo insediamento industriale per dar vita al progetto denominato Alfasud. La pista di atterraggio dell’Alfa Romeo Avio fu sostituita da una pista di collaudo per veicoli.
240 ettari e circa 300 miliardi di lire, furono messi a disposizione dell’Alfa Romeo. Altri 60 miliardi di lire furono erogati per lo sviluppo della vettura. Il 6% fu reso immediatamente disponibile dal governo, un successivo 44% arrivò poco più tardi. Gli eventi si svilupparono rapidamente. L’Alfa Romeo si ritrovò a dover selezionare 15.000 operai per la nuova fabbrica a fronte di 130.000 richieste di assunzione.
Alla fine del 1967 è costituita per l'occasione la società "Alfasud" con un gruppo di 27 progettisti, si trattava di persone, quasi tutte italiane, molto esperte in personale, organizzazione, tecnologie, impiantistica e amministrazione. (in parte reclutati dalla Simca all'epoca di proprietà della Fiat) capeggiati dall'ingegner Rudolf Hruska, ingegnere austriaco già conosciuto in Alfa Romeo per aver, negli anni ’50, curato e rivisto il ciclo di produzione dell'Alfa Romeo nel delicato passaggio da costruttore pseudo artigianale a costruttore di serie (1900 e Giulietta, anni '50). Nel 1959 dopo aver svolto un impareggiabile lavoro, a causa di alcuni dissapori con la dirigenza di FINMECCANICA lasciò l'Alfa Romeo, trovandosi una nuova occupazione in Francia con la SIMCA, dove contribuì allo sviluppo della "Simca 1000". In un secondo momento lavorò per la FIAT contribuendo allo sviluppo della Fiat 124-128.[/size]